Archivio di dicembre, 2009

Le nostre critiche e osservazioni al Bilancio 2010

sabato, dicembre 26th, 2009

Relazione al Bilancio Previsionale 2010

Chi piu’ o chi meno tutti nel corso di quest’anno siamo stati toccati dagli effetti della Grande Crisi Economica che nel volgere di qualche mese  da Crisi Finanziaria  manifestatasi nell’autunno dello scorso anno con i CRACK delle banche Americane prima ed Europee dopo si è trasformata  velocemente nel corso del 2009 in crisi economica causando   fatturati delle aziende in calo e riduzione dei consumi.

L’applicazione degli ammortizzatori sociali ne ha ritardato gli effetti occupazionali  che però   si stanno manifestando intensamente proprio in questi ultimi mesi con un massiccio ricorso alla   C.I.G. e numerosi casi coinvolgono anche aziende importanti del nostro Paese  alle quali auguriamo di riprendersi presto.

La riduzione del monte ore lavorato o gli effetti della Cassa Integrazione Guadagni si manifestano  nella nostra  vita quotidiana   con una  minor disponibilità di  contante  che obbliga le famiglie a riconsiderare l’ordine di priorità delle   spese  rinunciando agli acquisti meno urgenti per far fronte alle spese certe, di sostentamento, istruzione, sanitarie, di fornitura di  luce, gas, acqua, rate di mutuo, spese condominiali ecc.

Insomma il buon padre di famiglia reagisce tirando la cinghia, stringendo i cordoni della borsa per fare economia che  letteralmente significa soddisfare con un numero limitato  di risorse il maggior numero di fabbisogni.

Ho ritenuto necessario ed importante questa premessa  per  richiamare  il senso di responsabilità dei nostri Amministratori  sull’uso del pubblico denaro  che quest’anno    ancor più degli anni passati deve essere speso  con assoluta moralità. Ogni spesa dovrà rispondere alle seguenti domande:

è necessaria? è utile? Si può differire ad altro momento piu’ felice?

Faccio un solo esempio di spesa immorale: 2.000 euro per il carillon di via John Lennon : non era necessaria, non era utile e si poteva benissimo rimandare.

Quanto sopra al fine di  accantonare con altri risparmi del genere un congruo capitale  da destinare al soccorso delle fasce di popolazione più debole o più colpita  dalla crisi sospendendo o cancellando per un anno l’addizionale Irpef alle famiglie con reddito proveniente da C.I.G. : questo sarebbe un gesto concreto di solidarietà con i meno fortunati.

Per quanto riguarda le cifre del Bilancio desidero sottolineare i seguenti aspetti:

L’equilibrio finanziario come si evince dalla slide proiettata, viene raggiunto utilizzando una parte degli OO.di UU.  pari ad euro 107.000    corrispondenti al 32% degli    stessi  oneri  che si prevede incassare nel 2010.

Tuttavia per l’anno in chiusura 2009 con questa modalità sono stati spostati  dagli OO.di UU. risorse per euro 562.199 pari al  55%  di quanto incassato.

Il riflesso di tale imputazione è da ricercare   nella maggiore quantità di mutui che il Comune si vede costretto a richiedere per finanziare le spese di   capitale   ammontanti ad euro 902.876 nel 2010 e finanziate per €  340.872 d a quel che rimane degli OO.UU. e con € 520.000 di mutui bancari  la differenza a pareggio sono contributi   regionali e statali.

Le spese correnti nel loro totale sono ammontate nel 2009 ad euro 3.946.838 cresciute  del  7,7% rispetto ai 3.665.917 del 2008 (gonfiate per l’apporto straordinario degli OO.di UU. di ben 500.000 euro)  e   ne viene prevista la ridiscesa  ad euro 3.511.335 con un vistoso calo del 11%: obiettivo  difficile da mantenere e che andremo a verificare in sede di consuntivo tra un anno!!

Peraltro il nostro Comune mantiene una elevata capacità di ulteriore  indebitamento nel senso che per  l’anno 2010  l’impegno per il rimborso di interessi passivi   previsto in euro 314.110 assorbe il 8,24% dei primi tre capitoli dell’entrata mentre il limite di indebitamento previsto   per legge consente  di raggiungere il 15% max.  Tuttavia  occorre tener presente che al momento i tassi passivi sono al minimo storico ma un aumento degli stessi sarebbe un bel guaio.

Mutui in essere al31.12.2007   euro 4.034.862

Mutui in essere al 31.12.2008   euro  6.306.639

Mutui in essere al 31.12.2009 euro  6.417.069

Mutui previsti al 31.12.2010 euro  6.626.854

Rimarchiamo inoltre i seguenti aspetti particolari dei vari programmi di investimento.

PROGRAMMA N.1 MIGLIORAMENTO DELLA ORGANIZZAZIONE E DELLA GESTIONE

Per quanto riguarda il programma in oggetto, facciamo notare che, sempre a scapito delle famiglie, verrà aumentata la TIA (Tassa rifiuti) del 6,7% senza un adeguato miglioramento del servizio e non è stato previsto alcun rimborso dell’IVA sulla stessa.

In relazione agli investimenti sul sistema informatico si auspica che essi possano portare ad una maggiore efficienza degli uffici comunali ed a un incremento degli indici di qualità dei vari processi.

Si fa notare, a tal proposito, che ogni anno si spende una somma considerevole di denaro pubblico per la gestione del sistema qualità secondo la norma ISO 9001:2008 che, purtroppo, non viene però applicata e rimane chiusa in qualche armadio.

E’ quindi utile, a nostro parere, che l’Amministrazione si chieda quali siano i benefici reali che la certificazione del sistema qualità comunale porta in termini di efficienza ed efficacia agli uffici e quindi, indirettamente all’intera popolazione: rapidità nei processi? miglioramento dell’interazione amministrazione/cittadinanza? migliore gestione e quindi risparmio economico?

Se le risposte a queste domande dovessero essere negative, sarebbe utile una revisione degli indici di gestione del sistema se non un ripensamento sulla necessità stessa di una certificazione qualità, peraltro non obbligatoria e nemmeno richiesta.

Passando ai servizi scolastici (mensa e trasporto) si chiede una revisione delle fasce ISEE – troppe  a nostro avviso e troppo complicate da applicare  - e della suddivisione delle quote di compartecipazione alla spesa per le varie fasce di reddito, a favore di quelle più bisognose (26.000 € di ISEE non possono essere considerati una fascia bisognosa!).

In riferimento all’obiettivo, posto per il 2010, di abbattimento delle barriere architettoniche presenti sul territorio e sui percorsi urbani, la domanda che sorge spontanea, guardando la cifra stanziata (33.312,12€) è: quanti gradini di marciapiedi dobbiamo sistemare? È una spesa necessaria, vista anche la recente apertura di mutui a 5 cifre per il taglio del verde pubblico?

Anno 2012:

-          Rileviamo nel bilancio pluriennali  che per il 2012 è previsto un interventi di riqualificazione centro storico € 100.000,00  che riteniamo sia indebitamente collocato in questo Programma;

PROGRAMMA N. 2 DIFESA E SICUREZZA DEL CITTADINO

In relazione al presente programma, viste le premesse della relazione di bilancio, ossia la consapevolezza dell’Amministrazione che la sicurezza è percepita dai cittadini come un diritto primario e una componente indispensabile della qualità della vita, e che il Comune di Osnago intende assicurare un livello adeguato di presenza della PL sul territorio ed una attenta vigilanza sui lavori edilizi, ci chiediamo dov’era la PL durante i lavori in area Ex-Madigan’s, ora interrati   e quelli dell’area ex Cazzaniga .

Condividiamo la volontà di potenziare i pattugliamenti serali, specialmente nei luoghi di aggregazione. In vista dell’ultimazione del Bosco Urbano e dello spazio sociale in via Matteotti, questa misura è necessaria per garantire una adeguata sicurezza per i cittadini Osnaghesi.

PROGRAMMA N. 3 MIGLIORAMENTO DELL’ISTRUZIONE E DELLE OPPORTUNITA’ CULTURALI, SPORTIVE E RICREATIVE.

In relazione al programma in oggetto, visto che è stata manifestata più volte una insofferenza nei confronti dell’attuale Governo, che continua a diminuire i trasferimenti verso i Comuni, riteniamo che sia opportuno ridefinire le priorità delle spese.

Per esempio, sono realmente necessari i numerosi  finanziamenti ad attività teatrali o i patrocini – con stanziamento di contributo economico – a circoli privati o ad associazioni senza fini umanitari o sociali per l’intera comunità? O trovano riscontro solo in una particolare parte politica?

PROGRAMMA N. 4 SVILUPPO E RAZIONALIZZAZIONE DELLA MOBILITA’

In riferimento al programma in oggetto, chiediamo, anche qui, un migliore utilizzo delle risorse a disposizione dell’ente. Il continuo uso di denaro pubblico per realizzare piste ciclopedonali – da un lato iniziativa positiva – non trova però riscontro nella popolazione. La filosofia delle piste ciclopedonali va bene in Olanda   (e’ tuta uniformemente piatta, le uniche alture sono i cavalcavia stradali): purtroppo, ad Osnago, ci sono molti pedoni e poche biciclette, e quelle poche che ci sono molto spesso non utilizzano nemmeno le piste ciclopedonali, per pigrizia o scomodità di utilizzo. Le pavimentazioni, infatti, non sono idonee per l’utilizzo – vedi la ciclopista di via Trento o il vialetto in calcestre di recente realizzazione di via Edison – e rendono la vita dei pochi ciclisti davvero dura.

L’incrocio con via Copernico  ha effettivamente messo in sicurezza un incrocio pericoloso, tuttavia  sarebbe ora  opportuna la revisione del senso unico nel tratto finale di via Marconi, non più necessario data la sistemazione dell’accesso sulla provinciale da via Copernico, al fine di evitare gli inutili ed ecologicamente dispendiosi giri che gli automobilisti si trovano costretti a fare oggi.

Richiediamo  alcuni parcheggi adiacenti all’ingresso Sud del Cimitero e breve scaletta di raccordo con il sottopasso della Cappelletta mentre   seguiamo con molto interesse la recente iniziativa di ritracciare la strada provinciale per Ronco B.no spostando il passaggio livello piu’ a Nord.

PROGRAMMA N. 5 DIFESA DELL’AMBIENTE, GESTIONE DEL TERRITORIO E MIGLIORAMENTO DELLE CONDIZIONI ABITATIVE

In relazione al programma in oggetto crediamo opportuna la risistemazione degli attuali parchetti comunali, ormai vecchi ed obsoleti ed una maggiore attenzione alla manutenzione degli stessi (taglio del verde, giochi pericolanti e panchine distrutte…) Riprendendola dal nostro Programma Elettorale  riproponiamo un parco giochi  per ogni   quartiere e l’attivazione di un dog park per i nostri amati quadrupedi.

Sul Parco Matteotti ci siamo già abbondantemente confrontati e rinnoviamo tutto il nostro dissenso al riguardo;

Per quanto riguarda l’ Isola ecologica rimarchiamo l’insufficiente orario di apertura all’utenza privata  mentre  desidereremmo il completamento della fornitura di sacchetti alle famiglie,  inserendo anche il sacco bianco per l’indifferenziato. Siamo favorevoli alla incentivazione della  riduzione degli shopper.

.

PROGRAMMA N. 6 MIGLIORAMENTO SERVIZI ALLA PERSONA E ADEGUAMENTO DELLE STRUTTURE SOCIALI

Il Comune di Osnago ha conferito con deliberazione del Consiglio Comunale n. 48 del 26.9.2008 la gestione dei servizi alla persona all’Azienda Speciale Consortile Retesalute per il periodo dal 1.1.2009 al 31.12.2013:

Raccomandiamo che ciò non sia occasione per una dequalificazione del servizio particolarmente utile ed apprezzato dalla Popolazione.

Nell’ambito della procedura di  affidamento in   gestione del bar   presso  lo Spazio Opera  vorremmo che la Giunta definisse in modo chiaro  le attività da inserire e presidiare  di volta in volta abbiamo sentito dire  che il Gestore del Servizio, si occuperà di bambini, di disagio giovani, e di altro. Ma cosa verrà effettivamente realizzato?

Le valutazioni sopra esposte giustificano il nostro voto contrario. Grazie per l’attenzione.

Gruppo Consiliare PDLLEGA per Osnago

Claudio Brambilla

Auguri di buone feste

domenica, dicembre 20th, 2009

Il Gruppo Consigliare PdL-Lega di Osnago augura Buon Natale e Felici Feste alla Cittadinanza Osnaghese.

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BOCCIATA LA NOSTRA MOZIONE SUI “CROCIFISSI”

domenica, dicembre 20th, 2009

BOCCIATA LA NOSTRA MOZIONE   SULL’ESPOSIZIONE PUBBLICA DEI “CROCIFISSI”

Comunico con rammarico  che nella seduta del Consiglio Comunale del 18.12.2009  la nostra Mozione a difesa della presenza dei Crocifissi  nelle  Scuole e negli altri Luoghi Pubblici è stata  nettamente  bocciata in quanto i voti a favore sono stati solo quelli espressi  dai Consiglieri  di Minoranza  del Gruppo PDLLEGA  Brambilla, Maggi, Pirovano, Vergani, Casiraghi ai quali si è aggiunto il voto favorevole del Consigliere  indipendente Arlati,  mentre tutto il Gruppo Consiliare di Progetto Osnago ha espresso voto contrario senza “se” e senza “ma”.

Avevamo presentato questa mozione quale iniziativa maturata all’interno del nostro Gruppo, cui attribuire un valore di Testimonianza  contro la  sentenza  della Corte di Giustizia di Strasburgo, che avalla   un progressivo atteggiamento laicista; atteggiamento  che abilmente sta insinuando  nel   comune sentire della Cittadinanza  la necessità di rimuovere i segni esteriori della nostra fede, al fine di non “urtare” chi la pensa diversamente.

Al termine della lettura delle Dichiarazione di voto di Progetto Osnago, presentata dal loro Capogruppo Paolo Brivio, ho replicato  manifestando il mio dispiacere  sul voto contrario, in quanto in questo caso trattandosi di argomenti che riguardano la Coscienza di ogni singola persona, sarebbe stato  opportuno che i singoli Consiglieri si esprimessero in base alle proprie convinzioni e non per “ordine di scuderia”……..tuttalpiu’  sarebbe bastata anche una semplice astensione, la mozione sarebbe stata approvata  con i soli voti della Minoranza e fatta salva la sostanza della medesima.  Ma così non è stato….. l’impressione è che tocchi sempre a una parte sola  riunciare in nome del pluralismo, ma rinuncia oggi, rinuncia domani finirà che quando ci accorgeremo di aver rinunciato troppo, sarà trfoppo tardi.

Mi fa inoltre sorridere (ma è un sorriso amaro)   che Progetto Osnago  nella propria dichiarazione di voto per bocciare l’OdG sui Crocifissi  ha utilizzato gli stessi argomenti (necessità di un atto di testimonianza per orientare il Legislatore sul tema delicato del Testamento Biologico e D.A.T. ) portati a sostegno della Mozione presenata nel C.C. del 27 Novembre u.s. per avviare a Osnago il Registro delle Dichiarazioni Anticpate di Testamento.-

Per completa informazione sul tema, pubblichiamo la Dichiarazione di voto  (contraria) di Progetto Osnago e la dichiarazione di voto (favorevole di Arlati Francesco).-

Di questa esperienza faremo tesoro per  il futuro.

Claudio Brambilla

Pubblichiamo i file della dichiarazione di voto del Consigliere ARLATI Francesco e quella del capo gruppo di Progetto Osnago Brivio Paolo noto esponente, tra l’altro, del mondo cattolico locale;

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Francesco Arlati

Uno dei passaggi fondamentali della Torah, per i nostri fratelli ebrei, è lo Shemà: pochi versetti del Deuteronomio, al capitolo 6, che nel contesto biblico fanno parte del discorso di Mosè al suo popolo, subito dopo aver ricevuto le tavole dei comandamenti.

“Ascolta, Israele: il Signore, il nostro Dio, è l’unico Signore. Tu amerai dunque il Signore, il tuo Dio, con tutto il cuore, con tutta l’anima tua e con tutte le tue forze. Questi comandamenti, che oggi ti do, ti staranno nel cuore; li inculcherai ai tuoi figli, ne parlerai quando te ne starai seduto in casa tua, quando sarai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, te li metterai sulla fronte in mezzo agli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle porte della tua città”.

Questo brano spiega in poche righe tutto il senso della testimonianza di un credente. Che inizia dall’adesione personale: la legge di Dio, spiega Mosè ai suoi, deve innanzitutto “stare nel cuore”. Chiudendo entrambi gli occhi sulle posizioni strumentali, comunque, la domanda resta: è giusto o no togliere il crocifisso dalle scuole? Ritorno al Deuteronomio: dopo aver inchiodato al cuore i suoi valori, un credente se li deve legare ai polsi e mettere come pendagli in mezzo agli occhi (gli ebrei ortodossi lo fanno tuttora), perché la scelta del cuore sia visibile anche all’esterno. Come la fede nuziale che portiamo al dito, come il tilaka (la goccia rossa) sulla fronte delle donne indiane sposate, come appunto il velo in testa o il crocifisso al collo: tranne i politici francesi che approvarono la nefasta legge sulla laicità, mi pare che nessuno consideri tutte queste manifestazioni del proprio essere un attentato alla libertà degli altri. “Li scriverai sugli stipiti della tua casa”, dice il Deuteronomio, ed anche qui spero che nessuno abbia nulla da obiettare, ma poi aggiunge “e sulle porte della tua città”. Su cosa voglia dire, per un credente, scrivere i propri valori sulle porte della città si potrebbe discutere parecchio; potrebbe significare tappezzare di santini i segnali stradali (ci si potrebbe mettere roba tipo: “Comune consacrato al cuore di Maria”), o potrebbe anche voler dire qualcosa di più profondo, e cioè fare in modo che, già dall’esterno (le porte, appunto), la propria società (la città) sia riconoscibile per i valori in cui crede: sia riconoscibile, cioè, per la felicità dei suoi abitanti, per l’accoglienza verso gli stranieri, per la carità che domina i rapporti umani.

Invece, scriveva Isabella Bossi Fedrigotti sul Corriere della sera del 30 aprile scorso, parlando dell’infelicità dei giovani, in Italia sta accadendo tutto il contrario:

“La famiglia, nonostante il gran parlare che se ne fa, è oggi più debole che mai. Oltre a essere spesso dimezzata, per cui i ragazzi sono privi della costante ed equilibrante presenza di entrambi i genitori, non è più come un tempo affiancata e sostenuta nel suo magistero dagli insegnanti e da altre figure di educatori come, per esempio, i parroci, per ragioni che a volte risalgono paradossalmente proprio alla famiglia. Se, infatti, padri e madri – come spesso succede — prendono sistematicamente le parti dei figli contro maestri e professori, è difficile che si crei quell’alleanza di intenti preziosa per l’educazione. E rinunciare a qualsiasi forma di istruzione religiosa è, ovviamente, una scelta rispettabilissima, che però priva la famiglia di un supporto non indifferente. Moltissimi sono naturalmente i padri e le madri forti abbastanza per farcela da soli a insegnare ai figli cos’è bene e cos’è male, ma molti sono anche quelli che, invece, non ce la fanno”.

Sono sicuro, dunque, che un crocifisso in più o in meno non risolva il problema: non è questo il punto. “Qualche volta il buonsenso finisce per essere vittima del diritto”, ha commentato il segretario del PD, aggiungendo che “un’antica tradizione religiosa non può essere offensiva per nessuno”, ed io la vedo allo stesso modo: ci vedo pure il rischio che, con la pretesa del politicamente corretto, d’ora in poi non passerà più nulla che non sia asettico, neutrale. Che finiremo come in Gran Bretagna, dove sui biglietti di Natale non trovi più scritto buon Natale, per non offendere nessuno, ma “Season’sgreetings“. Sbrigatevi a togliere quel crocifisso, allora: io non farò le barricate davanti alle scuole e voi mi direte che ho dato prova di laicità. Poi, però, dovrete pure spiegarmi che cosa ci avrà guadagnato l’Italia.

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Brivio Paolo

Siamo chiamati stasera ad esprimerci su una mozione che è stata presentata – in forme
diverse nelle premesse ma sostanzialmente convergenti nel deliberato – in molti Consigli
Comunali. Quando il capogruppo di Pdl/Lega Nord per Osnago aveva preannunciato al
sindaco la presentazione della mozione lo scorso 16 novembre, in Conferenza dei
Capigruppo, era stato concordato che avrebbe inviato il testo al gruppo di maggioranza.
Così non è stato: la proposta di mozione è pervenuta nell’ultimo giorno utile per inserirla
all’ordine del giorno del consiglio. Se si fosse voluto trovare un testo condiviso ci sarebbe
stato il tempo: ne prendiamo atto con rammarico.
La mozione parte da un fatto non citato con chiarezza. Vale la pena di ricordarlo per porre
la sentenza della Corte Europea nel giusto contesto. Una cittadina italiana di origine
finlandese – la signora Soile Lautsi – è ricorsa alla Corte europea perché – a suo parere -
l’esposizione obbligatoria di un simbolo di una confessione religiosa (nella fattispecie il
crocifisso), in particolare nelle aule delle scuole pubbliche, limita il diritto dei genitori di
educare i loro figli secondo le loro convinzioni e limita il diritto degli scolari di credere, in
cosa credere, o di non credere. La Corte di Strasburgo, nel ricorso presentato dalla
cittadina italiana, è stata chiamata a rispondere a due quesiti:
a)
se il crocifisso, per definizione universalmente accreditata, è riconosciuto come il
simbolo religioso fondamentale della religione cattolica
b)
di conseguenza, se l’Italia, quale Stato membro e firmatario della Convenzione
Europea del 4 novembre 1950, e successivi Protocolli, può imporre per legge l’esposizione
dei crocifissi nelle aule scolastiche, senza violare il diritto dei figli della ricorrente di
ricevere una istruzione e formazione obiettiva, critica, pluralista, conforme alle convinzioni
religiose e filosofiche dei genitori, che non sono cattoliche.
I membri della Corte si sono riuniti, e con voto unanime sono giunti alla conclusione che:
a)
il simbolo del crocifisso ha sì una pluralità di significati, ma il suo senso religioso è
predominante
b)
nel contesto della pubblica istruzione, imporre per legge il simbolo di una
confessione nelle aule, equivale a farlo percepire come parte integrante della scuola, e
quindi, può far intendere che lo Stato sostenga e privilegi solamente un credo religioso.
Questo è in contrasto con l’art. 9 della Convenzione e, soprattutto, con l’art. 2 del
Protocollo n. 1, che stabilisce: “Lo Stato, nell’esercizio delle funzioni che assume nel
campo dell’educazione e dell’insegnamento, deve rispettare il diritto dei genitori di
provvedere a tale educazione e a tale insegnamento secondo le loro convinzioni”.
Il pronunciamento della Corte di Strasburgo, benché criticabile, non è dunque un’assurdità
giuridica, ma è coerente col dettato della Convenzione, approvata anche dall’Italia; d’altro
canto, la tesi difensiva del governo italiano nel ricorso contro la signora Lautsi non è stata
particolarmente brillante, né le conseguenze sono state particolarmente importanti visto
che – non avendo il potere di imporre la rimozione dei crocifissi dalle scuole italiane – la
Corte ha condannato L’Italia a risarcire 5mila € alla ricorrente per danni morali.
Questo è il merito tecnico della vicenda. Ma non ci vogliamo sottrarre alle questioni di
sostanza.
Ci fa da guida l’articolo 19 della Costituzione: “Tutti hanno diritto di professare liberamente
la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e
di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon
costume.” Noi pensiamo che le istituzioni debbano garantire i principi di laicità dello Stato
e di piena libertà di professione di ogni confessione religiosa che sia rispettosa dei principi
costituzionali. Serve una politica di laicità positiva, che consenta a ogni cittadino di seguire
i propri principi in tema di fede, in un clima di pari dignità. In tal senso è fondamentale
l’eliminazione di tutti gli impedimenti che rendono difficoltosa la pratica religiosa, la
realizzazione dei luoghi di culto e l’insegnamento dei principi di ogni confessione religiosa,
purché rispettosa delle leggi dello stato.
Sul significato del crocifisso ci sentiamo inoltre in sintonia con la conclusione del “Discorso
alla Città”, pronunciato lo scorso 4 dicembre dall’arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi
Tettamanzi. “Quella di Cristo – ha affermato – è una presenza che ha i segni del
Crocifisso, che sa attraversare le situazioni umane di fatica e di sofferenza assumendole e
facendosene carico. Conserviamo la presenza del crocifisso, simbolo cristiano ma anche
simbolo profondamente umano. Di fronte ad esso siamo tutti richiamati a interrogarci sul
significato che hanno il soffrire e il morire, così come possiamo ritrovare la speranza per
superare le situazioni di dolore e di morte. Ma il Crocifisso è risorto! Non limitiamoci a
considerare il crocifisso come segno di un’identità. Dobbiamo passare dal simbolo alla
realtà (…). Conserviamolo questo simbolo, ma soprattutto viviamolo con umile, forte e
gioiosa coerenza”.
Il cardinale utilizza due verbi significativi. Il primo (“conservare”) rimanda all’opportunità di
non negare il rilievo pubblico di un simbolo che sintetizza un’esperienza di fede, ma anche
culturale ed etica, che ha profondamente contribuito a plasmare la nostra civiltà. Il
secondo (“vivere”) esorta invece anche chi ha responsabilità pubbliche (e si dice cristiano)
a non tradire i valori che quel simbolo rappresenta, soprattutto quando si affrontano le
“situazioni umane di fatica e di sofferenza” menzionate all’inizio del testo, e sulle quali
l’arcivescovo si era soffermato nella parte centrale del suo discorso, duramente contestata
da alcuni esponenti politici e di governo, strenui (ma forse non del tutto consapevoli)
sostenitori dell’esposizione pubblica dei crocifissi. Infine, il testo di Tettamanzi contiene
l’invito al credente a potenziare l’efficacia della testimonianza e della coerenza personali
tra la sua fede e il suo agire, piuttosto che a ridurre la religione a scudo di una “identità”,
personale e collettiva, delineata una volta per tutte, e magari agitata come spadone
normativo, culturale e simbolico in faccia a chi è portatore di pensieri, convinzioni,
provenienze differenti.
Purtroppo invece questo ci sembra l’atteggiamento della forza politica che ha promosso la
mozione in tanti consigli comunali del nostro territorio: ne è un esempio quanto scritto sul
sito web della Lega Nord di Osnago, dove la raccolta di firme in favore del crocifisso nei
luoghi pubblici viene illustrata con frasi come “Le nostre radici non si toccano! Padroni a
casa nostra!!!”, mentre in un’altra sezione compaiono altre frasi emblematiche: “Meglio un
padano oggi che un immigrato domani…”
Al contrario di quanto sostengono i fautori dell’identità (brianzola, padana o italiana,
secondo le convenienze del momento), Progetto Osnago crede sia necessario affrontare a
viso aperto la realtà delle nostre società, caratterizzate da una condizione di pluralismo
culturale, etnico e religioso. Tale scenario propone sfide con le quali sempre più spesso
saremo chiamati a misurarci in futuro, e nello specifico suggerisce alcuni interrogativi:
come è possibile, per un soggetto istituzionale, esporre pubblicamente i simboli di una
fede, senza che ciò sia ritenuto pregiudizievole della libertà di persone che si riconoscono
in altri orientamenti spirituali o filosofici? O senza dare l’impressione di voler accordare un
privilegio a un certo orientamento religioso, rispetto ad altri?
Non tocca a noi, stasera, trovare risposte risolutive a queste domande. Però potremmo
almeno provare a riconoscerci in un metodo. Che è quello dell’accettazione del pluralismo,
intendendolo come luogo del rispetto e della conoscenza reciproci, e del reciproco
arricchimento delle identità, non come vuoto, sradicato esercizio della neutralità.
Purtroppo, nella vicenda della sentenza della Corte europea, non si sono ravvisati buoni
esempi di accettazione del pluralismo. Non lo è stato, a nostro avviso, l’azione intentata
dalla signora Lautsi: benché fosse nel suo diritto farlo, non riteniamo sia produttivo, ai fini
del dialogo che fa crescere le giovani generazioni e l’intera comunità, chiedere di eliminare
simboli che rispecchiano la sensibilità (oltre che la fede) della maggioranza delle persone
che vivono in quella comunità, oltre che uno tra gli elementi portanti della civiltà europea.
Non è un buon esempio di valorizzazione del pluralismo nemmeno la sentenza della Corte
europea – sebbene legittima sul piano formale e probabilmente ben motivata sul piano
della tecnica giuridica – là dove interpreta alcune situazioni pratiche con affermazioni molto
discutibili, come quella sul fatto che la presenza del crocifisso in un’aula scolastica sia
“sconvolgente emotivamente per allievi di altre religioni o per coloro che non professano
nessuna religione”, o quella secondo cui tale presenza “viola il diritto dei genitori di istruire
i loro bambini secondo le loro convinzioni e il diritto dei bambini scolarizzati di credere o di
non credere”. Non costituiscono infine un esempio di pluralismo “onesto”, cioè trasparente
nel motivare le proprie scelte, nemmeno le argomentazioni del governo italiano nel ricorso
contro la signora Lautsi, quando spinge tanto all’estremo il ragionamento sul valore etico e
umanistico del crocifisso da arrivare al paradosso (inaccettabile, per un credente) di
sostenere che il simbolo del crocifisso può “essere percepito come sprovvisto di significato
religioso”.
Progetto Osnago crede che la società italiana ed europea siano oggi chiamate a una fertile
accettazione del pluralismo, fondata sulla libertà individuale di culto e di pensiero sancita
dalla Costituzione e dalle Dichiarazioni internazionali sui diritti umani. Progetto Osnago
crede inoltre a spazi pubblici – ovviamente non istituzionali – popolati dal campanile, dal
tempio, dal minareto, dalla cattedra di chi non è credente. A patto che tutti rispettino le
leggi nel praticare le proprie convinzioni e diano prova di volersi cimentare nel confronto
reciproco, che conduce ad ascoltare e ad accogliere anche le ragioni e i simboli degli altri,
facendo crescere così l’intera collettività e realizzando nuove sintesi culturali. Questo è
sempre accaduto, nei momenti più fecondi della storia umana, anche di quella italiana ed
europea: la nostra civiltà è frutto di incontri tra popoli, culture, religioni diverse. Se le Alpi
e il Mediterraneo avessero rappresentato solo baluardi difensivi e non anche vie di
comunicazione di persone, merci e idee, il nostro paese non potrebbe vantare il patrimonio
di cultura, civiltà e creatività per cui siamo conosciuti nel mondo.
In base a questi ragionamenti, e affrontando le richieste contenute nella mozione del
gruppo PdL-Lega per Osnago, affermiamo che l’amministrazione comunale di Osnago non
è intenzionata a togliere alcun crocifisso dai luoghi pubblici del paese. Nella storia, a
imporre o a rimuovere forzatamente simboli religiosi sono di solito i regimi totalitari, non le
democrazie.
Il gruppo Progetto Osnago ritiene inoltre che il testo della minoranza risponda a
un’impostazione culturale – per quanto legittima – troppo concentrata sul tema delle radici
e dell’identità, e non aperta al tema del pluralismo e del dialogo. Inoltre non condivide
l’idea di interferire, esprimendo dissenso o solidarietà nei confronti dell’una o dell’altra
istituzione, in una vicenda giuridica complessa, in cui l’esame di norme e motivazioni
richiede competenza tecnica, equilibrio e senso delle novità storiche, non uno schierarsi
pregiudiziale per l’una o l’altra posizione.
Per questi motivi, il gruppo Progetto Osnago ritiene di non poter sottoscrivere l’ordine del
giorno presentato dal gruppo PdL – Lega per Osnago ed esprimerà quindi voto contrario.