Nell ultimo consiglio Comunale del 5 Luglio tra l’altro si è discusso del Quoziente Familiare: poche parole per capire di cosa di discute.
Le tariffe dei Servizio Comunali (Scuola di’Infanzia, Mensa e trasporto scolastico, Micronido) vengono ridotte di una certa percentuale rispetto alla tariffa piena per venire incontro alle famiglie con redditi piu’ bassi.
Tali sconti tariffari sono “pesati “ determinando l’ISEE della Famiglia che prende in considerazione il reddito familiare dedotto l’eventuale affitto, il valore ai fini ICI del patrimonio immobiliare al netto della franchigia vigente (€51645) e del mutuo sulla abitazione principale, il patrimonio mobiliare (cioè la ricchezza) investita in conti bancari, libretti, titoli dep. Postali ecc.
Mettiamo che questo calcolo determini una ISEE di 10.000, bene questo valore viene diviso per il numero dei componenti la famiglia utilizzando un parametro ( compreso tra 1 e 2,85 che “schiaccia i benefici” dando maggiori vantaggi in proporzione alle famiglie con tre componenti che non a quelle con 5 componenti o oltre.
Per rettificare questa anomalia il parametro in vigore viene sostituito dal parametro denominato Quoziente Familiare Osnago che risulta piu’ sensibile al numero dei figli presenti in famiglia. Inoltre per rendere piu’ significativi gli sconti sono state abbassate le soglie di intervento praticamente escludendo gli interventi per la famiglie con fasce ISEE superiori a € 20.000 giudicate non bisognose.
In definitiva si trattava di applicare tramite il Quoziente Familiare Osnago una tariffa piu’ scontata rispetto all’attuale assicurando vantaggi ai portatori di redditi piu’ bassi, escludendo una ristretta facia di redditi “alti” ai fine ISEE giudicati in situazione “non di bisogno”.
Come tutte le proposte possono essere accolte o respinte, ma almeno valutate, prese in considerazione e adottate in tutto o in parte acquisendo ciò che di buono c’è nella proposta, ed eventualmente riformando gli aspetti che non si condividono.
L’attuale Maggioranza compattamente non ha appoggiato la nostra proposta, adducendo considerazioni non condivisibili che riportiamo in calce alla presente nota subito dopo la nostra dichiarazione di voto a favore
“””Gruppo PDL Lega per Osnago:Dichiarazione di voto Quoziente Osnago:
Al termine di questa approfondita disamina di un argomento abbastanza ostico in quanto basato su numeri e cifre, ma che diventa subito facilmente comprensibile se pensiamo che questi numeri e queste cifre altro non sono che maggiori risparmi da parte delle famiglie, intendo riconoscere al Consigliere Arlati il merito di questa iniziativa proposta e studiata principalmente da lui e da me e dal mio Gruppo Consiliare definita nella versione oggi proposta alla votazione del C.C.
L’adozione dl Q.O apportera’ sicuri vantaggi dato che gli attuali parametri applicati ad Osnago non paiono piu’ adeguati alle rali esigenze dei Cittadini e che spesso si verificano situazioni paradossali a tutto svantaggio della maggior parte delle persone che effettivamente ne dovrebbero beneficiare.
Tali vantaggi , come illustrati nella relazione ora ascoltata, si riassumono in:
- Maggior equità nella applicazione dei contributi;
- Maggior omogeneità nella suddivisione delle fasce ridotte da mediamente 5 a tre;
- Maggior semplicità nel meccanismo di calcolo e quindi di immediata comprensibilità da parte delle famiglie;
- Maggior salvaguardia delle fasce a minor capacità economica;
- Maggior equità sociale riducendo le fasce piu’ alte di reddito;
- Salvaguardia dell’attuale impianto di calcolo basato sul metodo dell’ I.S.E. E.
- Nessun aggravio al Bilancio Comunale.
Per questi motivi votiamo a favore.
Claudio Brambilla per il Gruppo Consiliare PDL Lega per Osnago”"”"”
Dichiarazione di voto del Gruppo “Progetto Osnago”
La proposta presentata dai consiglieri Arlati e Brambilla, denominata “Quoziente familiare Osnago”, è un lavoro sicuramente apprezzabile. Infatti costituisce un esame organico del sistema di tariffe e contributi delineato dal Piano di diritto allo studio, e ha un carattere propositivo, nell’intento di rendere più equo ed equilibrato il rapporto tra amministrazione e cittadini, sul versante delle politiche tariffarie e dei contributi. Tuttavia, la proposta in esame rappresenta un’ipotesi che deve necessariamente essere valutata e verificata. Anche a partire da alcune premesse politiche di ordine generale. Da diversi anni, infatti, a livello parlamentare si discute di una riforma del sistema fiscale. In questa prospettiva, segnata anche dalle più ampie discussioni sulla riforma del welfare, al centro del dibattito politico si è trovato spesso anche il tema del trattamento fiscale dei nuclei familiari. Questo tema si è concretizzato in due disegni di legge (uno dell’attuale maggioranza e uno dell’attuale opposizione) che sono allo studio delle commissioni parlamentari competenti. In linea di principio, i principali sistemi impiegati in materia di tassazione dei redditi possono essere raggruppati in tre tipi: · Tassazione puramente individuale (Italia) · Tassazione puramente familiare · Tassazione per parti: spazio per il “quoziente familiare” (Germania, Usa, Inghilterra, Francia) Le proposte di legge allo studio implicano cambiamenti sostanziali del sistema di imposizione, che aprono effettive potenzialità, ma anche rilevanti interrogativi. Applicabili, in qualche modo, anche alla proposta dei consiglieri Arlati e Brambilla. In sintesi, potremmo chiederci: 1. Se l’unità impositiva passerà dall’individuo al nucleo famigliare, certamente ciò renderà più equa la “calibratura” del carico fiscale sulle famiglie, nella prospettiva di valorizzarne la funzione sociale per la comunità. Ma cosa si definisce come famiglia, sollevando questioni giuridiche, amministrative, gestionali, morali; 2. Se la tassazione sarà in funzione della numerosità del nucleo familiare, come potremo “misurare” le variazioni del benessere individuale al variare del numero dei membri del nucleo familiare? Come considerare gli indicatori di “peso” (ai fini del calcolo matematico) di ciascuno membro? E come si “pesano” altri familiari a carico? 3. Come conciliare l’eventuale riforma con il concetto, costituzionale, di progressività dell’imposta, al fine di garantire l’equità dei carichi fiscali? Come bisognerà rivedere gli scaglioni relativi all’imponibile? 4. La tassazione “per parti” rischia di indurre una disincentivazione del lavoro femminile (e in Italia il tasso di occupazione femminile è già ben sotto la media europea)? Come evitare che ciò accada? 5. Come garantire, con l’eventuale nuovo sistema, una parità di gettito fiscale, con meccanismi che disincentivino l’elusione e che mettano in atto una più profonda lotta all’evasione? A cospetto di questi interrogativi, alcune analisi e simulazioni, effettuate da esperti e centri studi, riguardo all’introduzione del Quoziente Familiare nel sistema tributario italiano, mettono in luce che essa potrebbe generare distorsioni, in termini di equità orizzontale e verticale delle imposte. Si teme che esso possa rivelarsi intervento di carattere “moralistico”, invece che una “neutrale” e oculata scelta di politica fiscale a sostegno delle famiglie (tutte le famiglie). In ogni caso queste prospettive di riforma, e le opportunità e i problemi che esse aprono, trovano nel parlamento il luogo naturale di discussione, dibattito ed elaborazione. E ogni applicazione di tipo amministrativo, nello scenario delle politiche tariffarie e dei servizi degli enti locali, non può che essere determinata dalle scelte che competono al legislatore. Così, tornando alla proposta presentata dai consiglieri Brambilla e Arlati, formulata in assenza di novità normative e di una riforma fiscale generali, appare inevitabile che essa non introduca alcunché di rivoluzionario. Infatti la base di calcolo da cui parte è l’Isee, come più volte chiariscono gli stessi proponenti. Tale meccanismo presenta già, nel sistema di calcolo che lo costituisce, elementi di adattamento alla numerosità del nucleo familiare, alla presenza in famiglia di categorie di persone particolari (invalidi, disabili), alla presenza di un solo genitore, e ad altre situazioni. La proposta Arlati-Brambilla si limita ad apportare correttivi a questo strumento, in alcuni casi minimi, comunque orientati ad avvantaggiare le famiglie più numerose (alle quali, peraltro, l’amministrazione di Progetto Osnago ha già dimostrato di essere attenta, realizzando interventi su alcune tariffe, come quelle per la Tia, per il Centro ricreativo estivo, per la stessa mensa e trasporto scolastici). Ma la proposta non costituisce un reale cambiamento di paradigma, né potrebbe ambire a farlo. E in più rischia di dare vita a un “Quoziente Osnago”, difforme da altre soluzioni (per esempio, quella pur citata di Parma) di cui si sta discutendo in Italia: un “atomizzazione dei Quozienti” di cui non si avverte il bisogno. Nella proposta Arlati-Brambilla, inoltre, si sottolineano i vantaggi che derivano dall’applicazione del Quoziente Osnago, ma non si approfondisce il tema dei costi che l’eventuale minor gettito comporterebbe per le casse dell’amministrazione. Introdurre nuovi meccanismi di calcolo comporta, oltre a eventuali minori introiti per l’amministrazione, anche altri effetti di spesa: per esempio, i costi relativi all’introduzione e alla gestione dei nuovi meccanismi, e il relativo maggior carico di lavoro per il personale e gli uffici interessati. La proposta Arlati-Brambilla è davvero a parità di costi per il Comune? Alla luce di tutte queste considerazioni, il gruppo Progetto Osnago manifesta apprezzamento per lo sforzo di analisi e proposta espresso dai consiglieri Arlati e Brambilla. L’amministrazione, però, sta lavorando (e non da oggi, come confermano correttivi e cambiamenti già decisi nel passato, anche recente, rispetto alla modulazione di fasce e tariffe) a un affinamento delle fasce Isee, che attenui se non elimini alcune criticità riscontrate da tempo e individuate anche dal progetto Arlati-Brambilla. L’amministrazione, come annunciato già l’anno scorso, in sede di dibattito sul Piano di Diritto allo Studio, sta dunque studiando una proposta, che sarà portata in Consulta Istruzione e poi, naturalmente (a settembre, nell’ambito della presentazione del Piano di diritto allo studio), proprio in Consiglio comunale. Essa si basa su un attento esame della distribuzione attuale dei carichi tariffari e su una più calibrata e flessibile modulazione delle fasce Isee. In questo processo, ci sarà spazio per i contributi di analisi e proposta da parte di tutti i soggetti politici e sociali del paese, comprese le riflessioni che stanno alla base della proposta discussa questa sera. La quale però, per le ragioni sin qui addotte, non viene accolta dal gruppo Progetto Osnago, che voterà “no” alla mozione Arlati-Brambilla.
l Gruppo “Progetto Osnago”


